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La potenza della parola

Parlo dunque sono
E’ talmente ovvio che gli uomini siano “uomini” perché parlano, che nulla poteva essere più importante della parola, venire “prima” della parola, essere condizione sine qua non per la parola. La “società” non è data; ma è fondata nel momento in cui c’è qualcuno che parla e qualcuno che lo ascolta; ed è la società creata dalla identità della Lingua perché, non soltanto l’uomo parla solo se sente parlare, ma parla esclusivamente la lingua che sente parlare. *

Perché i ritornelli?
L’interazione “linguaggio- pensiero” è talmente stretta che in pratica è impossibile sapere qualche cosa senza conoscere il termine che la identifica. Il nostro cervello identifica la parola attraverso il suono che le corrisponde. Un suono che abbiamo sentito più volte. I musicisti conoscono bene il meccanismo del riconoscimento uditivo come godimento, come piacere, come “amore”. I “ritornelli” sono stati inventati per questo,
ma è l’udito il senso che davvero ama la ripetizione, che ne gode tanto da diventarne “dipendente”: chi non ha fatto l’esperienza di non riuscire a liberarsi di un ritornello alla moda? *

Sentire il silenzio
Ma se la voce umana rompe, con la parola, la Natura, infrange la naturalità dei rumori, è la stessa voce umana che crea il silenzio. Il silenzio è funzione dei significati che l’uomo dà a qualsiasi suono. Chi è privo dell’udito è privo perciò anche dell’esperienza, e quindi del concetto di “silenzio”. Il silenzio è un importantissimo strumento culturale, fa parte del linguaggio in forma profondamente significativa perché pone delle pause nel continuum dialogico del pensiero, permette anzi di concentrarsi sui significati del pensare, creando all’interno dell’individuo che pensa una specie di secondo Io, un secondo Io che si rende consapevole del primo e lo oggettiva durante il processo del suo stesso pensare. *

* dall’articolo “Potenza della Parola” di Ida Magli

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